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L'economia del controllo sociale, orientata al profitto

«Coloro che si identificano con il tutto, che sono installati nella posizione di capi e difensori del tutto, possono forse commettere errori, ma non possono avere torto; essi non sono colpevoli». Da "L'uomo a una dimensione", 1964.

Herbert Marcuse ha offerto una critica incisiva del capitalismo e delle sue dinamiche, interpretando l'economia e il mercato come strumenti di controllo sociale piuttosto che semplici meccanismi di distribuzione delle risorse. Il suo pensiero si basa principalmente sul concetto di "razionalità tecnica", che enfatizza l'efficienza e la produttività a scapito della libertà e della creatività umana.

Secondo il suo punto di vista, in una società dominata dalla razionalità tecnica, le tecnologie e le tecniche sviluppate servono a mantenere lo status quo, perpetuando disuguaglianze e alienazione. Questa società crea un "uomo a una dimensione", incapace di pensare e agire al di fuori dei parametri imposti dal sistema. In "L'uomo a una dimensione", il filosofo critica la società industriale avanzata per aver creato individui che, attraverso il consumo di massa e la conformità, sopprimono il potenziale rivoluzionario.

Marcuse vede l'economia capitalista contemporanea come caratterizzata da una falsa necessità. Il sistema crea bisogni artificiali che mantengono le persone legate al ciclo di produzione e consumo. Questo perpetua il controllo sociale, poiché i bisogni artificiali diventano mezzi per la stabilità del sistema. Le industrie pubblicitarie e di marketing giocano un ruolo cruciale in questo processo, trasformando i desideri umani in merci. Questo ciclo di consumismo non solo sostiene l'economia, ma anche la struttura gerarchica della società, mantenendo le persone in uno stato di costante insoddisfazione e desiderio di più.

Il filosofo interpreta l'economia capitalista come un sistema che reprime le pulsioni vitali dell'Eros, che rappresentano la creatività e l'individualità, canalizzandole verso la produttività economica. In "Eros e civiltà", egli esplora l'interazione tra le forze psichiche e le strutture sociali, proponendo che il capitalismo reprima queste pulsioni vitali, necessarie per mantenere il lavoro alienato e la struttura gerarchica della società. La repressione dell'Eros limita la libertà individuale e perpetua un sistema economico basato sulla produzione e sul consumo incessante.

Nonostante la sua critica, il sociologo non è completamente pessimista riguardo alle possibilità di cambiamento. Egli intravede la possibilità di una società non repressiva, dove l'Eros possa essere liberato e dove le capacità umane possano essere sviluppate senza coercizione. Questa visione utopica implica una trasformazione radicale dell'economia e del mercato, che dovrebbero essere orientati verso il benessere umano piuttosto che verso il profitto. In questa nuova società, la tecnologia e la produzione sarebbero utilizzate per soddisfare i veri bisogni umani e non per creare nuovi desideri artificiali.

Marcuse offre una critica incisiva del capitalismo e del mercato, evidenziando come questi sistemi economici non solo distribuiscano risorse, ma plasmino anche la coscienza e la struttura sociale. La sua analisi della razionalità tecnica e dell'uomo a una dimensione invita a riflettere su come le dinamiche economiche influenzino la nostra vita quotidiana e la nostra libertà. La sua visione di una società libera e non repressiva continua a essere rilevante per le discussioni contemporanee sull'economia e sulla giustizia sociale, proponendo un mondo in cui l'economia sia al servizio dell'uomo e non viceversa.

Lo stesso Marcuse ci spinge ad immaginare, in termini ideali e forse utopistici, un'economia in cui la produzione e il mercato non siano fini a se stessi, ma mezzi per realizzare il potenziale umano e promuovere una vera libertà individuale e collettiva.

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