Il sociologo Marcuse sosteneva che la cultura di massa fosse uno strumento di controllo sociale utilizzato per mantenere lo status quo. L'industria culturale, infatti, crea bisogni falsi che occorrono a perpetuare il sistema capitalistico. In questo contesto, il rap e la trap, sebbene spesso visti come espressioni di ribellione e critica sociale, potrebbero essere interpretati da Marcuse come parte integrante di questa industria. Molti artisti rap e trap emergono da contesti marginalizzati e usano la loro musica per esprimere frustrazioni e aspirazioni. Tuttavia, una volta che questi artisti raggiungono la celebrità, diventano parte di un'industria che monetizza la loro ribellione. Le case discografiche e i media trasformano il loro messaggio in prodotti di consumo, neutralizzandone in parte il potenziale rivoluzionario . Marcuse vedrebbe questo processo come una forma di cooptazione, in cui la resistenza viene integrata nel sistema dominante. Il filosofo del Sessantotto credev...
La società dei consumi