Herbert Marcuse, nel suo celebre saggio "L'uomo a una dimensione", dipingeva un quadro inquietante della società industriale avanzata, dove l'individuo, omologato e manipolato, perdeva la capacità di pensare in modo critico e di opporsi al sistema. A distanza di decenni, le sue parole risuonano con sorprendente attualità, invitandoci a riflettere su quanto le nostre società siano ancora imprigionate in una dimensione unica, dove la diversità è soffocata e il pensiero critico è marginalizzato. Marcuse descriveva un mondo dove i bisogni individuali sono modellati dai poteri forti, attraverso la pubblicità, i media e la cultura di massa. Un mondo in cui il linguaggio stesso è uno strumento di controllo, impoverito e manipolativo, al servizio dell'ideologia dominante. Oggi, l'algoritmo ha preso il posto del pubblicitario, ma il meccanismo rimane lo stesso: plasmare le nostre opinioni, i nostri desideri, la nostra stessa identità. La razionalità...
La società dei consumi